Love Bombing: un libro o un copione?
Ci sono incontri che non finiscono quando si varca la soglia d'uscita, ma continuano a risuonare dentro per giorni. La presentazione del romanzo di Raffaele Passerini alla Biblioteca Fantoniana di Palestrina per il Progetto Segnalibro è stata uno di questi rari momenti.
Love Bombing: un libro o un copione?
Tra manipolazione sociale e il coraggio di guardare nel proprio "pozzo"
Ci sono incontri che non finiscono quando si varca la soglia d'uscita, ma continuano a risuonare dentro per giorni. La presentazione del romanzo di Raffaele Passerini, svoltasi lo scorso 29 marzo alla Biblioteca Fantoniana di Palestrina per il Progetto Segnalibro dell'Aps Il Principe, è stata uno di questi rari momenti. È nata un'urgenza interiore, un bisogno di elaborare quanto emerso in quella sala, che mi ha spinto a scrivere questo commento.
In quella cornice, il dialogo con l'autore è diventato subito qualcosa di vivo. È nata una sintonia naturale, un'empatia che mi e ci ha permesso di toccare corde di solito protette, parlando direttamente a chiunque avesse il coraggio di interrogarsi sul serio.
L'incontro ha chiarito un punto: leggere questo libro è come visualizzare la sceneggiatura di un film. Più che un romanzo tradizionale, l'opera si svela come un copione pronto per essere rappresentato. La scrittura di Passerini è cruda, schietta, volutamente priva di orpelli.
Mentre leggiamo, riusciamo a figurarci perfettamente ogni aneddoto; visualizziamo la scena come se fossimo lì. I gesti e le emozioni di chi li compie non sono semplici descrizioni, ma vere e proprie didascalie teatrali che portano automaticamente il lettore a una vera vivisezione emotiva. È un modo di narrare veritiero e disarmante, che porta il lettore a smettere di essere un elemento passivo per diventare spettatore attivo.
Questa natura "scenica" riflette la vita del protagonista, vissuta troppo a lungo come una performance a uso e consumo degli altri. Il libro diventa così un invito: un viaggio necessario nel proprio "pozzo" interiore, tra traumi e insicurezze, per capire come rimarginare le piaghe del passato. I temi sono schegge: desiderio, dipendenza affettiva e quel confine dove lo stress quotidiano scivola nel burnout, logorando l'identità.
Anche il "Love Bombing" esce dal piano sentimentale per farsi sociale. La New York dei primi duemila, accuratamente descritta, diventa l'ambientazione ideale per questa manipolazione. Un sistema in cui l'individuo viene sedotto con attenzioni e promesse, per poi essere abbandonato vuoto e "solo" non appena smette di funzionare al meccanismo: non sei tu che mordi la Grande Mela, è lei che morde te.
Eppure, in questo scontro brutale con la realtà, emerge l'importanza vitale della vera amicizia. È quella forza silenziosa che cerca di ammortizzare ogni caduta e curarne gli urti, offrendo un riparo quando il mondo esterno sembra volerti solo consumare.
In questo caos, la fuga dalla provincia verso la metropoli è solo l'inizio. Il vero punto di svolta è il "deragliamento": un'uscita dai binari prestabiliti che, per quanto dolorosa, diventa necessaria per abbandonare un copione imposto e imboccare, finalmente, la propria strada. La vera vittoria non è conquistare Manhattan, ma restare integri nonostante tutte le narrazioni che gli altri fanno di noi, facendole crollare a poco a poco.
Il culmine di questo percorso si incarna nel coming out: non una semplice dichiarazione d'identità, ma la presa d'atto definitiva di un potere personale. Se non sei tu a stabilire come vuoi che vadano le cose, nessuno lo farà mai per te.
Passerini ci lascia con un monito potente: spesso restiamo anni ad aspettare davanti a una porta che non è mai stata chiusa a chiave. Basta smettere di recitare la parte assegnata da altri per diventare gli unici artefici del proprio destino. Significa afferrare la maniglia e aprire quella porta; annunciarsi fieri delle proprie cicatrici e di quelle battaglie perse che hanno portato alla vittoria più grande: essersi ripresi il proprio io.
Di Giulia Morelli